Tui Shou nel Tai Chi Chuan: ascoltare prima di rispondere, nel “Qi e Ora”
Il Tui Shou nel Tai Chi Chuan è il momento in cui la pratica individuale incontra realmente l’altro. Letteralmente “spingere le mani”, il Tui Shou viene spesso osservato dall’esterno come un semplice esercizio a coppie. Nella pratica della Scuola Tao Chuan assume invece un significato più profondo: diventa un laboratorio di ascolto, presenza, equilibrio e relazione.
Attraverso il contatto delle mani e degli avambracci impariamo progressivamente a percepire ciò che accade nell’altro senza perdere ciò che avviene dentro di noi.
Pressione, direzione, tensione, vuoto, pieno, cambiamento.
Il compagno non è qualcuno da sconfiggere. È qualcuno attraverso il quale possiamo osservare anche noi stessi.
Ed è proprio qui che il Tui Shou incontra in modo interessante alcuni aspetti della psicologia: molto spesso, infatti, non reagiamo a ciò che sta realmente accadendo, ma a ciò che immaginiamo stia per accadere.
Tui Shou nel Tai Chi Chuan: imparare a non anticipare
Durante le prime esperienze di Tui Shou accade frequentemente qualcosa di molto semplice.
Il compagno inizia appena a muoversi e noi abbiamo già deciso cosa farà.
Pensiamo che spingerà e ci prepariamo a resistere.
Sentiamo una piccola pressione e immaginiamo immediatamente la direzione successiva.
Riconosciamo un movimento e rispondiamo prima ancora che quel movimento si sia realmente manifestato.
A quel punto non stiamo più ascoltando.
Stiamo rispondendo alla nostra previsione.
Questo meccanismo non appartiene soltanto alla pratica marziale. Accade continuamente anche nella vita quotidiana.
Una persona cambia espressione e immaginiamo ciò che sta pensando.
Riceviamo un messaggio e attribuiamo immediatamente un significato alle parole.
Dobbiamo affrontare una situazione importante e la mente costruisce in pochi istanti diversi possibili scenari.
Il corpo può reagire a quelle previsioni come se ciò che immaginiamo fosse già presente.
La respirazione cambia.
Le spalle si irrigidiscono.
Il corpo si prepara.
Nel Tui Shou tutto questo diventa immediatamente percepibile.
Anticipazione e presenza: il parallelo con la psicologia
La nostra mente possiede una naturale capacità di prevedere ciò che potrebbe accadere. Questa funzione è utile: ci permette di orientarci nell’ambiente, prepararci e prendere decisioni.
Il problema nasce quando la previsione prende il posto della percezione.
Non vediamo più ciò che sta accadendo.
Vediamo ciò che pensiamo stia per accadere.
Nel Tui Shou questo diventa evidente.
Se penso:
“Adesso mi spingerà”,
il corpo può irrigidirsi ancora prima che la spinta arrivi.
Se penso:
“Devo neutralizzare”,
potrei iniziare a ruotare prima che esista davvero una forza da neutralizzare.
In entrambi i casi ho abbandonato il presente.
La pratica ci invita invece a sviluppare una qualità differente:
non avere fretta di sapere.
Sentire.
Osservare.
Rimanere.
Dal “qui e ora” al “Qi e Ora”
Nella Scuola Tao Chuan possiamo giocare con un’espressione che mette in relazione pratica taoista e psicologia:
il “Qi e Ora”.
Il qui e ora richiama la capacità di rimanere presenti a ciò che sta realmente accadendo.
Nel Tui Shou possiamo trasformarlo simbolicamente nel Qi e Ora: presenza, corpo, respiro, energia e relazione nello stesso momento.
Non ciò che credo accadrà tra un secondo.
Non ciò che è successo nello scambio precedente.
Non ciò che vorrei accadesse.
Questo contatto.
Questa pressione.
Questo respiro.
Questo istante.
Quando riusciamo a rimanere nel Qi e Ora smettiamo progressivamente di anticipare il movimento del compagno.
Cominciamo realmente a sentirlo.
La differenza può sembrare minima, ma cambia profondamente la qualità della pratica.
Ting: ascoltare attraverso il contatto
Nel Tui Shou le mani smettono progressivamente di essere soltanto strumenti per agire e diventano strumenti per percepire.
All’inizio sentiamo soprattutto la forza.
Poi cominciamo a distinguere qualcosa di più sottile.
Da dove arriva?
In quale direzione si sta muovendo?
Sta aumentando oppure diminuendo?
Il compagno sta diventando pieno?
Sta diventando vuoto?
Il suo centro si sta avvicinando?
Sta modificando la direzione?
Questa capacità di ascoltare viene espressa dal concetto di Ting.
Ma per ascoltare è necessario ridurre il rumore.
E uno dei rumori più forti è proprio la nostra anticipazione.
Se penso già di sapere cosa farà il compagno, smetto di percepire ciò che sta realmente facendo.
Qualcosa di simile avviene nelle relazioni.
Quante volte, mentre una persona sta parlando, stiamo già preparando la risposta?
Interpretiamo.
Completiamo mentalmente la frase.
Attribuiamo intenzioni.
Il Tui Shou ci mostra lo stesso meccanismo attraverso il corpo.
Quando anticipiamo troppo, perdiamo il contatto.
Non opporre forza alla forza
Uno degli errori più comuni nella pratica del Tui Shou nel Tai Chi Chuan è reagire alla pressione irrigidendosi.
L’altro spinge.
Noi resistiamo.
La pressione aumenta.
Aumentiamo la nostra forza.
In poco tempo due persone che dovrebbero ascoltarsi stanno semplicemente confrontando la propria tensione.
Ma spesso il vero problema non è la forza che arriva.
È ciò che facciamo un istante prima.
Ci prepariamo.
Anticipiamo.
Ci irrigidiamo.
È come se dicessimo al corpo:
“Sta per succedere qualcosa. Difenditi.”
Paradossalmente, proprio questa preparazione può renderci più leggibili e meno capaci di adattarci.
Un corpo rigido possiede poche possibilità.
Un corpo presente e disponibile può invece trasformarsi.
Non opporre forza alla forza non significa però diventare passivi.
La morbidezza non è debolezza.
Cedere non significa collassare.
Seguire non significa lasciarsi trascinare.
La struttura rimane.
Ma rimane disponibile al cambiamento.
Peng, Lu, Ji e An: la trasformazione continua
Nel Tui Shou ritroviamo quattro qualità fondamentali del Tai Chi Chuan:
Peng, sostenere ed espandere.
Lu, accompagnare e deviare.
Ji, raccogliere e concentrare.
An, esprimere attraverso la spinta.
Considerarle semplicemente quattro tecniche sarebbe però riduttivo.
Sono modalità attraverso le quali il corpo entra in relazione con una forza.
Peng non significa diventare rigidi.
Lu non significa fuggire.
Ji non è soltanto una pressione.
An non è semplicemente spingere.
Ogni qualità nasce dalla precedente e prepara la successiva.
Il movimento diventa circolare.
Il pieno contiene già il principio del vuoto.
L’avanzamento contiene la possibilità del ritiro.
L’apertura prepara la chiusura.
Il Tui Shou ci permette così di sperimentare concretamente l’alternanza dello Yin e dello Yang.
Non come concetto astratto.
Attraverso il corpo.
Le mani toccano, il centro risponde
Il contatto avviene attraverso le mani, ma la risposta non dovrebbe nascere soltanto dalle mani.
Quando arriva una pressione, tutto il corpo partecipa.
I piedi dialogano con il terreno.
Le gambe sostengono.
Il bacino trasforma.
La vita orienta.
La colonna mantiene continuità.
Le braccia esprimono ciò che il corpo ha già organizzato.
Quando invece reagiamo utilizzando soltanto le braccia, il movimento si separa dal centro.
Anche questo offre un interessante parallelo psicologico.
Possiamo reagire immediatamente a uno stimolo oppure concederci un brevissimo spazio nel quale percepire cosa sta accadendo dentro di noi.
Quello spazio modifica la qualità della risposta.
Non significa diventare più lenti.
Significa diventare più consapevoli.
Il compagno come specchio
Nel Tui Shou il compagno ci restituisce continuamente informazioni.
Se siamo rigidi, lo sentiremo.
Se anticipiamo, probabilmente il movimento che abbiamo iniziato troppo presto diventerà evidente.
Se perdiamo il centro, il contatto ce lo mostrerà.
Se invece riusciamo a mantenere struttura, rilassamento e presenza, inizieremo progressivamente a percepire anche il centro dell’altro.
Per questo, nella pratica della Scuola Tao Chuan, il Tui Shou non dovrebbe ridursi a una gara.
Cercare continuamente di spingere il compagno fuori equilibrio rischia di farci perdere proprio ciò che dovremmo imparare.
La domanda non è soltanto:
“Riesco a spostarlo?”
Una domanda molto più interessante è:
“Quando ho iniziato a irrigidirmi?”
Oppure:
“Quando ho deciso cosa avrebbe fatto prima ancora di sentirlo?”
Queste domande riportano immediatamente la pratica all’ascolto.
Nian, Lian, Tie, Sui: rimanere nella relazione
Aderire.
Connettersi.
Mantenere il contatto.
Seguire.
Queste qualità richiedono una particolare forma di presenza.
Se anticipiamo troppo, perdiamo l’altro.
Se arriviamo troppo tardi, perdiamo l’altro.
Se imponiamo continuamente la nostra intenzione, perdiamo l’altro.
Se diventiamo completamente passivi, perdiamo noi stessi.
Il Tui Shou vive nello spazio nel quale possiamo rimanere contemporaneamente in contatto con noi stessi e con il compagno.
Ed è forse proprio qui che emerge uno dei parallelismi più interessanti con la psicologia della relazione.
Entrare in relazione significa riuscire a essere presenti senza invadere.
Ascoltare senza scomparire.
Riconoscere l’altro senza perdere il proprio centro.
Seguire il movimento della relazione senza rinunciare alla propria struttura.
Il Tui Shou come pratica di consapevolezza
La pratica del Tui Shou nel Tai Chi Chuan diventa così qualcosa di più di un esercizio tecnico.
È uno spazio nel quale possiamo osservare le nostre reazioni.
Quanto velocemente ci irrigidiamo?
Quanto bisogno abbiamo di controllare?
Quanto anticipiamo?
Quanto riusciamo a rimanere nell’incertezza senza reagire immediatamente?
Quanto ascoltiamo realmente?
Durante la pratica continueremo naturalmente a sbagliare.
Anticiperemo.
Perderemo il centro.
Useremo troppa forza.
Cercheremo di indovinare.
Vorremo controllare.
Non è un problema.
Il punto non è eliminare immediatamente queste reazioni.
Il punto è accorgersene.
E tornare.
Al contatto.
Al respiro.
Al centro.
Alla sensazione.
Al momento presente.
Dalla Forma al Tui Shou
La Forma ci insegna innanzitutto ad ascoltare noi stessi nel movimento.
Postura.
Radicamento.
Respiro.
Rilassamento.
Continuità.
Intenzione.
Il Tui Shou aggiunge una difficoltà fondamentale: continuare ad ascoltare noi stessi mentre entriamo in relazione con un’altra persona.
Non siamo più soli.
Esiste una forza esterna.
Esiste un’intenzione diversa dalla nostra.
Esiste l’imprevisto.
Ed è proprio per questo che il Tui Shou diventa una verifica importante della pratica.
Quando l’altro entra realmente nel nostro spazio, possiamo scoprire se il rilassamento che pensavamo di possedere rimane presente oppure scompare.
Se il nostro radicamento è reale oppure soltanto apparente.
Se il movimento nasce dal centro oppure dalle braccia.
Se sappiamo ascoltare oppure stiamo soltanto aspettando il momento per agire.
Restare nel Qi e Ora
Forse uno degli insegnamenti più interessanti del Tui Shou può essere portato anche fuori dalla palestra.
Molto spesso non soffriamo soltanto per ciò che sta accadendo.
Soffriamo anche per ciò che immaginiamo possa accadere.
Il corpo è già domani.
La mente è già nella risposta successiva.
Siamo già dentro una conversazione che non è ancora avvenuta.
Il Tui Shou ci riporta invece continuamente a una domanda molto semplice:
“Che cosa sta accadendo adesso?”
Non ciò che temo.
Non ciò che prevedo.
Non ciò che vorrei.
Ciò che c’è.
Questo contatto.
Questo respiro.
Questo corpo.
Questo momento.
Il Qi e Ora.
Nella Scuola Tao Chuan il Tui Shou diventa così una pratica di ascolto che attraversa il corpo, il movimento e la relazione.
Prima di rispondere, sentire.
Prima di opporsi, comprendere.
Prima di anticipare, rimanere.
Perché spesso la risposta più efficace non nasce dalla capacità di prevedere ciò che arriverà.
Nasce dalla capacità di essere completamente presenti quando arriva.
