Corso · Martedì e giovedì
Tai Chi Chuan stile Yang
L’Antica Forma 108 come via di coordinazione, equilibrio e consapevolezza del movimento.
La pratica
La forza della calma
Nel Tai Chi Chuan non si cerca di imporre il movimento al corpo.
Si impara, piuttosto, ad ascoltarlo.
Ogni gesto nasce dal centro, si sviluppa senza fretta e ritorna alla quiete. Con il tempo, ciò che inizialmente appare come una semplice sequenza di movimenti comincia a rivelare una qualità più profonda: il corpo diventa più presente, il respiro più naturale e la mente meno dispersa.
Lo stile Yang esprime questa ricerca attraverso movimenti ampi, continui e armoniosi. La morbidezza non è debolezza e la lentezza non è assenza di forza. Al contrario, quando il corpo smette di irrigidirsi inutilmente, il movimento può diventare più stabile, più preciso e più vivo.
È come l’acqua: non combatte ciò che incontra, ma non per questo perde la propria direzione.
Nella Scuola Tao Chuan lo studio del Tai Chi Chuan si sviluppa principalmente attraverso l’Antica Forma 108, una lunga sequenza tradizionale che viene appresa gradualmente, rispettando i tempi e le possibilità di ogni praticante.
Non esiste fretta nel percorso.
Prima si impara la forma esteriore del gesto. Poi si comincia a comprenderne la struttura, il peso, il respiro, l’intenzione e il significato marziale. Con la pratica costante, ciò che sembrava complesso diventa più semplice e ciò che sembrava semplice comincia a mostrare una profondità inattesa.
Il principio marziale rimane sempre presente.
Ogni posizione conserva una direzione, ogni passaggio una possibilità di trasformazione, ogni gesto una relazione con lo spazio e con l’altro. Ma il vero avversario, durante molti anni di pratica, spesso non è davanti a noi: è nella tensione inutile, nella fretta, nella rigidità e nel desiderio di ottenere subito un risultato.
Per questo il Tai Chi Chuan insegna anche a cedere senza perdere il centro, avanzare senza forzare, essere morbidi senza diventare deboli e forti senza irrigidirsi.
Poco alla volta il praticante comprende che non deve aggiungere continuamente qualcosa a se stesso.
A volte deve semplicemente togliere.
Togliere tensione.
Togliere fretta.
Togliere movimenti superflui.
E quando ciò che non serve comincia a cadere, il gesto diventa più naturale.
Allora la forma non è più soltanto qualcosa da ricordare.
Diventa un modo di respirare, di stare nello spazio e di incontrare ciò che cambia.
E forse è proprio qui che la pratica comincia davvero: quando non siamo più noi a cercare la Via, ma impariamo abbastanza silenzio da accorgerci che la stavamo già percorrendo.
Cosa si coltiva
- Postura ed equilibrioUna struttura stabile senza rigidità.
- Respiro e continuitàIl gesto segue un ritmo naturale, senza forzature.
- Ascolto e presenzaL’attenzione si raccoglie nel corpo e nel movimento.
- Principi marzialiDirezione, cedevolezza, radicamento e uso consapevole della forza.