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Baguazhang: l’arte del cambiamento nella Scuola Tao Chuan

Ci sono movimenti che cominciamo a comprendere soltanto dopo averli ripetuti molte volte. Un passo, una rotazione, il passaggio del peso da una gamba all’altra. All’inizio cerchiamo di ricordare come si fanno. Poi, con la pratica, iniziamo a sentire ciò che accade mentre li eseguiamo.

Il Baguazhang ci accompagna in questo apprendimento. Attraverso la camminata circolare, le posture e i cambi di direzione, studiamo come mantenere equilibrio e coordinazione in una situazione che si trasforma continuamente.

Nella Scuola Tao Chuan, questo lavoro viene affrontato con gradualità, attenzione ai fondamentali e rispetto dei tempi di ciascun allievo. La comprensione cresce attraverso l’esperienza: un’indicazione del Maestro, una correzione, il tempo necessario per provarla e riconoscerne il significato nel corpo.

Il palmo degli otto trigrammi

Il nome Baguazhang viene comunemente tradotto come “palmo degli otto trigrammi”. Il riferimento è al Bagua, gli otto trigrammi della tradizione cinese associati allo Yijing, il Libro dei Mutamenti.

Il cambiamento occupa un posto centrale nella visione dell’arte. Durante la pratica, questo principio assume una forma concreta: cambia l’appoggio, cambia la direzione, cambia la relazione fra il corpo e lo spazio.

Anche il termine “palmo” richiama qualcosa che coinvolge l’intera persona. Il movimento della mano acquista significato attraverso la sua relazione con il passo, il bacino e il busto. La pratica cerca questa unità, affinché le diverse parti possano partecipare alla stessa azione.

Camminare nel cerchio

La camminata nel cerchio è uno degli elementi più riconoscibili del Baguazhang. Percorrere una traiettoria curva richiede di adattare continuamente gli appoggi e l’orientamento del corpo.

All’inizio può sembrare difficile prestare attenzione a tutto. I piedi avanzano, le braccia mantengono una posizione, il busto accompagna la direzione. È naturale che il movimento appaia poco fluido mentre si cerca di coordinare queste richieste.

Poi può accadere di riconoscere un dettaglio: una spalla che si solleva, il peso che arriva troppo presto, una tensione nella mano. Quel dettaglio diventa un punto dal quale lavorare.

Nella nostra scuola torniamo alla camminata anche quando l’allievo ha già acquisito familiarità con le forme. L’esperienza permette di cogliere aspetti nuovi dentro un esercizio conosciuto.

Il pieno e il vuoto nel Baguazhang

Durante ogni passo, una gamba sostiene il corpo mentre l’altra si prepara ad avanzare. Quando il peso si trasferisce, la relazione cambia.

L’alternanza di pieno e vuoto permette di avvicinarsi, attraverso il movimento, al principio di yin e yang. Ogni condizione contiene la possibilità della propria trasformazione: il sostegno prepara lo spostamento e lo spostamento conduce a un nuovo sostegno.

Puoi osservare questo passaggio nella pratica. Dove si trova il peso? Il piede che avanza è libero? Il corpo riesce a raggiungere il nuovo appoggio senza perdere equilibrio?

Le risposte diventano più chiare attraverso il lavoro. Impariamo a riconoscere il momento del trasferimento e a dare al passo una misura adatta alle nostre possibilità.

La morbidezza e la struttura

Nel Baguazhang coltiviamo una morbidezza sostenuta. Il corpo conserva la propria organizzazione e rimane disponibile a muoversi.

Le braccia, per esempio, devono mantenere una posizione senza accumulare tensioni inutili nelle spalle. Le gambe sostengono il peso e permettono di cambiare direzione. Il busto partecipa alla rotazione senza irrigidirsi.

All’inizio si tende spesso a usare più forza del necessario. È un tentativo comprensibile di controllare un gesto ancora poco familiare. Attraverso le correzioni del Maestro, l’allievo può imparare a distribuire meglio lo sforzo.

Una posizione diventa più comoda. Un passaggio richiede meno fatica. Il movimento conserva precisione e acquista continuità.

Il principio taoista del wu wei può orientare questa ricerca: agire senza forzature superflue. La naturalezza si sviluppa dedicando tempo alla pratica e riconoscendo, poco alla volta, ciò che ostacola il gesto.

Le spirali e il movimento dell’intero corpo

Il lavoro circolare del Baguazhang riguarda anche le rotazioni del corpo e i percorsi delle braccia e delle mani.

Passi, bacino e busto devono trovare una relazione. Se le mani si muovono da sole o le spalle anticipano il resto del corpo, l’azione perde collegamento. Quando le parti collaborano, il gesto diventa più unitario.

La rotazione viene costruita gradualmente. Ognuno porta nella pratica una diversa mobilità, abitudini e rigidità. Per questo la qualità del lavoro dipende anche dalla capacità di rispettare il proprio punto di partenza.

La correzione serve a rendere il movimento più comprensibile e funzionale. A volte basta una piccola modifica per sentire una differenza significativa.

La quiete nel movimento

Mentre il corpo si muove, l’attenzione trova riferimenti concreti ai quali tornare: il contatto con il terreno, la posizione delle mani, il trasferimento del peso, il respiro.

Ci saranno momenti di distrazione. Accorgersene permette di riprendere il filo della pratica. Si torna al gesto che si sta compiendo, senza dover risolvere ogni pensiero che attraversa la mente.

Con il tempo, un movimento familiare può essere osservato con maggiore calma. La precisione rimane importante, ma il bisogno di controllare separatamente ogni parte può diminuire.

La quiete cresce dentro questa familiarità. Si impara a rimanere presenti mentre qualcosa cambia, lasciando spazio all’ascolto e alla risposta.

Baguazhang, un’arte marziale

Il Baguazhang conserva una precisa dimensione marziale. Lo studio dei passi, delle rotazioni e dei cambi di direzione prepara alla gestione della distanza e della posizione rispetto a un’altra persona.

Il lavoro individuale permette di sviluppare capacità che devono essere approfondite nella pratica applicativa. Il rapporto con un compagno introduce il tempo, il contatto e la necessità di adattarsi a un movimento che non dipende soltanto da noi.

L’attenzione diventa ascolto della relazione. Occorre riconoscere una direzione, scegliere uno spostamento e coordinare la risposta.

La capacità di cambiare prende così un significato concreto: trovare una soluzione adeguata alla situazione, mantenendo presenza ed equilibrio.

Il percorso nella Scuola Tao Chuan

Nella Scuola Tao Chuan, lo studio procede attraverso la pratica costante e la guida del Maestro. I fondamentali accompagnano tutto il percorso, perché la loro comprensione si approfondisce insieme all’esperienza.

Ogni allievo ha tempi differenti. Un’indicazione può essere capita subito a parole e richiedere molte ripetizioni prima di diventare chiara nel movimento. Il lavoro consiste anche nel concedersi questo tempo.

Il progresso si riconosce in cambiamenti concreti: un passo più sicuro, una postura sostenuta con meno tensione, una maggiore continuità nel cambio di direzione.

E talvolta, durante un esercizio ripetuto tante volte, ci si accorge che qualcosa è diventato più semplice. Il corpo trova un collegamento che prima mancava. Ci si ferma ad ascoltare quella differenza, poi si riprende a praticare.

Per conoscere il Baguazhang da vicino, puoi partecipare a una lezione di prova nella Scuola Tao Chuan a Oristano. Un’occasione per incontrare la pratica attraverso i primi passi e le indicazioni del Maestro.

Maestro Alan Calabrò

Alan Calabrò

Autore

Alan Calabrò

Psicologo · Ordine degli Psicologi della Sardegna n. 4249

www.alancalabropsicologo.it

Psicologo con una lunga esperienza nelle discipline mente-corpo, pratica e studia da circa quarant’anni Tai Chi Chuan, Qi Gong e Baguazhang. Nel suo percorso integra la conoscenza psicologica con il lavoro sul corpo, sul respiro, sull’attenzione e sulla consapevolezza, approfondendo il rapporto tra benessere psicologico e pratiche tradizionali orientali. È Maestro e fondatore della Scuola Tao Chuan di Oristano.

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